Aggiornamento sul Myanmar

 

Lun, 01/10/2007 - 17:41

Aggiornamento sul Myanmar

Il delitto di Garlasco, il processo per l’assassinio del piccolo Tommy, una donna uccisa e poi bruciata in casa dai suoi due figli. Veri drammi, non lo mettiamo in dubbio. Ma che fine hanno fatto, le notizie sulla protesta in Myanmar, sui nostri giornali e telegiornali? Si conosce la passione (crescente) dei media per la cronaca nera, ma come tralasciare una vera e propria rivoluzione pacifica, una transizione verso la democrazia in un paese che da più di 35 anni non conosce il significato di questo termine? 

Noi di PillBox continueremo a parlarvi della ribellione nel paese asiatico finché avremo voce. Oggi, primo ottobre, molti sono gli eventi da raccontarvi: domani Ibarhim Gambari, inviato nigeriano dell’ ONU, dovrebbe incontrare il numero uno della giunta militare Than Shwe. Ieri è stato a colloquio a Rangoon per più di un’ora con la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, primo cittadino non birmano a poterla incontrare negli ultimi dieci anni.

Intanto le manifestazioni continuano in varie zone del paese, anche se nella vecchia capitale Rangoon la situazione sembra più tranquilla rispetto agli ultimi giorni. A Mandalay, seconda città del paese, i monaci assediati nei monasteri, hanno proclamato lo sciopero della fame. Circola anche la voce che nei prossimi giorni potrebbe essere indetto un grande sciopero generale, ma non ci sono ancora conferme. Per quanto riguarda la situazione degli arrestati, DVB (Democratic Voice of Burma giornale online con sede a Oslo) riferisce che, dall’inizio delle manifestazioni, sarebbero in tutto circa 6000, di cui la metà monaci. Secondo alcune voci, per i religiosi imprigionati, si preparano i campi di lavoro forzato.

Un altro evento da segnalare è il viaggio a Rangoon del diplomatico giapponese Mitoji Yabunaka, per chiedere spiegazioni sul connazionale reporter ucciso dai militari venerdì. Ancora una volta è stato intimato alla giunta militare di porre fine alla repressione e di ascoltare le istanze democratiche della popolazione. In tutto il mondo le manifestazioni di solidarietà non si contano: dall’India alla Corea del Sud, dall’Inghilterra fino al nostro paese.
Noi possiamo solo continuare a gridare:«Free Burma!» e a tenervi informati. Per ulteriori aggiornamenti direttamente dalla Birmania sono, in pratica, solo due i siti ancora attivi e affidabili: www.mizzima.com e www.dvb.no che ha sede in Norvegia ma è di fatto l’organo ufficiale dell’opposizione.

Tags:Birmania, cronaca, Estero
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