FINANZA Giovani - Come spesso accade per molte ricerche, la lettura dei dati non sempre corrisponde totalmente alla realtà che quei dati vorrebbero interpretare. E nemmeno l’ISTAT è immune all’errore.
Secondo il Price Monitor di Settembre 2008 (il monitoraggio sul clima economico effettuato da IPR Marketing per Repubblica.it), l’inflazione rilevata dall’Istituto di Statistica non è la stessa percepita da chi tutti i giorni fa la spesa, ha un lavoro spesso precario e magari vive nel sud Italia, che la percepisce come un vero macigno.
C’è un dato forse ancora più allarmante: mentre fino a qualche anno fa la preoccupazione era quella di arrivare a fine mese, ora coinvolge anche gli anni a venire con una sfiducia fortissima nella ripresa economica del Paese.
Una prima ragione della non completa corrispondenza dei dati con la realtà è di carattere metodologico: nel paniere Istat sono escluse le spese per le rate della casa in continua crescita nel nostro paese e con la sempre maggiore preoccupazione di non riuscire a farvi fronte aumentando così debiti e interessi. Nella percezione dei consumatori le rate della casa sono aumentate su base annua dell’11,6%, il 4% in più rispetto al trimestre precedente.
Il vero allarme che unisce Nord e Sud Italia è quello alimentare (prezzo di pane e pasta alle stelle) e dei beni di prima necessità. Secondo gli intervistati a Settembre l’inflazione ha raggiunto il 19,2%, il tasso più alto tra le categorie di beni e servizi. Seguono i trasporti (+14,7%), le spese per la casa (+14,6%) abbigliamento e calzature (+12,7%).
Al sud le cose vanno anche peggio: un dato che emerge dal sondaggio e che coincide con le rilevazioni Istat sottolinea come gli intervistati del sud Italia lamentino tassi d’inflazione del 4% più alti che in altre aree geografiche dell’Italia. Se a questo sommiamo il maggior tasso di disoccupazione con gli annosi problemi di una questione meridionale mai davvero affrontata, il quadro è piuttosto desolante.
Ma noi viviamo nel Bel Paese e di questo ci ricordiamo quando non parliamo di Paese Italia ma di noi stessi, della nostra famiglia e della nostra personale situazione. In questo caso i dati nella fiducia nel futuro risultano più positivi. L’”Io, speriamo che me la cavo” ci salva dalla sfiducia: pessimisti al 98%, sull’Italia la percentuale di coloro che ritengono che la propria situazione economica sia molto/abbastanza positiva è del 31%, 4 punti in più rispetto alla precedente rilevazione di Luglio e i pessimisti sono passati dal 71 al 68%.
La sfiducia si trova soprattutto nei giovani under 30, che non riuscendo ad accedere a un mutuo, lavorano spesso da precari dormendo di notte a casa dei genitori che risultano essere “l’unico vero ammortizzatore sociale”.
Il clima generale rimane di incertezza nel futuro e di una realtà ben più pesante da affrontare di quella che le cifre pretendono di interpretare.
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