L'Asia dei giorni nostri è un territorio rosso sangue, rosso come la bandiera della superpotenza cinese. Il nostro immaginario Occidentale, alla luce degli scontri in Tibet, ci rimanda a immagini di violenza convulsa e insensata. Il treno per il Darjeeling ci propone un'Asia diversa, nei toni caldi del bronzo, nei ritmi sonnolenti dei pomeriggi indiani. Qui si ritrovano intatte le sue fissazioni per la famiglia e i legami che la tengono unita. Tre fratelli (Adrien Brody, Jason Schwartzman e Owen Wilson) viaggiano su un lentissimo treno che attraversa l'India. Dopo la morte del padre, i tre hanno pianificato un vago pellegrinaggio in cerca della madre (Anjelica Huston), che da tempo si è trasferita in Asia, per provare a ricostruire un rapporto familiare. Il film va avanti tra piccoli risentimenti ed equivoci che evaporano lentamente nell'ambiente rilassante di una terra sconosciuta.
E non è un caso che per questo viaggio alla scoperta della condizione contemporanea, il regista abbia ironicamente spedito i suoi protagonisti in India, per un viaggio tanto utile quanto slegato dal contesto filosofico e culturale nel quale si ambienta: perchè le risposte ai dilemmi che i tre fratelli devono affrontare son da ritrovarsi in luoghi ben più metafisici.
Come il regista ci ha oramai da tempo abituato, ironia, profondità, risate e commozione si alternano nel corso di una narrazione originale ed efficace, che proprio per le sue caratteristiche estreme e trasversali al linguaggio tradizionale fa emergere la sincerità disarmante della narrazione nella maniera più netta e definita.





