Il treno per il Darjeeling

 

Lun, 12/05/2008 - 11:01

Il treno per il Darjeeling

L'Asia dei giorni nostri è un territorio rosso sangue, rosso come la bandiera della superpotenza cinese. Il nostro immaginario Occidentale, alla luce degli scontri in Tibet, ci rimanda a immagini di violenza convulsa e insensata. Il treno per il Darjeeling ci propone un'Asia diversa, nei toni caldi del bronzo, nei ritmi sonnolenti dei pomeriggi indiani. Qui si ritrovano intatte le sue fissazioni per la famiglia e i legami che la tengono unita. Tre fratelli (Adrien Brody, Jason Schwartzman e Owen Wilson) viaggiano su un lentissimo treno che attraversa l'India. Dopo la morte del padre, i tre hanno pianificato un vago pellegrinaggio in cerca della madre (Anjelica Huston), che da tempo si è trasferita in Asia, per provare a ricostruire un rapporto familiare. Il film va avanti tra piccoli risentimenti ed equivoci che evaporano lentamente nell'ambiente rilassante di una terra sconosciuta.  

Slegato, frammentario, discontinuo. Non ci son dubbi che il nuovo film di Wes Anderson sia tanto estremo – per quanto paradossalmente contenuto – da aver portato molti osservatori a definirlo eccessivamente frastagliato e velleitario, e – per questo – poco efficace. Eppure la sua sgangheratezza è solo apparente, e – come già accaduto per le precedenti opere del regista e per molto cinema indie americano – perfettamente funzionale alle traversie affrontate dai personaggi e alle loro psicologie. Il ragionamento sulla famiglia è da ampliarsi infatti alla condizione esistenziale tutta, e Il treno per il Darjeeling riafferma la posizione andersoniana della necessità di un rinnovamento che porti a liberarsi delle zavorre del passato (proprio come fan letteralmente i tre fratelli protagonisti della storia alla fine del film), pur mantenendo punti di base oggettivi ed imprescindibili.  

E non è un caso che per questo viaggio alla scoperta della condizione contemporanea, il regista abbia ironicamente spedito i suoi protagonisti in India, per un viaggio tanto utile quanto slegato dal contesto filosofico e culturale nel quale si ambienta: perchè le risposte ai dilemmi che i tre fratelli devono affrontare son da ritrovarsi in luoghi ben più metafisici.

 Come il regista ci ha oramai da tempo abituato,  ironia, profondità, risate e commozione si alternano nel corso di una narrazione originale ed efficace, che proprio per le sue caratteristiche estreme e trasversali al linguaggio tradizionale fa emergere la sincerità disarmante della narrazione  nella maniera più netta e definita.

Tags:Asia, film, Tibet, treno
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