L’esempio: il Teatro San Babila, una roccaforte milanese a rischio di espugnazione
Il centro di Milano, il fulcro del capoluogo, sta cambiando faccia. E così, se una volta era sinonimo di cultura, con i suoi preziosi teatri, i cinema multisala all’avanguardia e le numerose librerie, oggi è radicalmente mutato, seguendo logiche più consumistiche, perdendo per strada il bagaglio erudito proprio della cittadinanza.
Forse sono cambiate le persone che la abitano, forse ci si sta focalizzando troppo sui turisti che a una rappresentazione teatrale preferiscono poter spendere i loro soldi per comprare un vestito in una boutique, o forse, più semplicemente, si sono persi importanti valori.
Una perla che si rischia di perdere è il Teatro San Babila di Milano: un tempo considerato anima viva dei salotti buoni meneghini, il Teatro fu voluto niente meno che da Papa Paolo VI (allora Arcivescovo di Milano, succeduto a Schuster). Costruito nel 1964 dall'architetto Gottardi, richiede oggi alcune opere di ammodernamento (sono stati investiti € 400.000 per la ristrutturazione della struttura e dell’arredo), ma per quanto riguarda la programmazione è assolutamente splendente.
A minare il futuro della Direzione però sono i proprietari dei locali: non una multinazionale o un classico imprenditore che ha intravisto lo spazio per un nuovo centro commerciale, ma la curia, con lo sfratto pendente realizzato nel 2009 dall’arciprete della parrocchia, il Monsignor Gandini.
Il motivo principale sembra sia riconducibile ai gusti personali del Monsignore (ed anche a alcuni fedeli), al quale non sono stati graditi alcuni spettacoli, considerati troppo distanti dai grandi classici, e non all’altezza dello spazio occupato.
In realtà, quello che il Direttore Gennaro D’Avanzo sta facendo dal 2002 (anno del suo arrivo), è di lanciare una ciambella di salvataggio non solo al San Babila, ma al teatro milanese in generale.
Capendo che la kermesse teatrale in senso stretto al giorno d’oggi non regge più da sola, D’Avanzo ha rinnovato la programmazione, inserendo anche qualche azzardo ben riuscito.
A JAZZ STORY: Il 28 e 29 aprile scorso, per esempio, il Teatro San Babila ha realizzato “A jazz story”, un grande concerto eseguito dalla “Swing Time Big Band”. 21 elementi tra trombe, tromboni, saxofoni e ancora percussioni, batteria, pianoforte, basso, chitarra: una perfetta rievocazione delle grandi band americane degli anni ’40, un tributo a grandi compositori del passato come Duke Ellington, Glenn Miller.
Un tuffo nel passato di due ore, magistralmente diretti dal maestro Alberto Caiani. Una sfida diretta ai club di moda, alle serate mondane, un fazzoletto sventolato nell’aria in direzione dei ragazzi della Milano da bere, per richiamare l’attenzione su un luogo che non deve essere sinonimo di pesantezza, ma di allegria e convivialità.
Il prossimo appuntamento al Teatro San Babila è con “Il Barbiere di Siviglia” (dal 25 al 30 maggio e il 5 - 6 giugno 2010), la celebre opera di Rossini, nella speranza che Figaro, il "factotum della città", piaccia maggiormente al Monsignore rispetto alla dolcissima “Moonlight Serenade” di Miller.
Per il momento dalla parte della Direzione D’Avanzo ci sono gli oltre 3.000 abbonamenti per stagione, ma un capitolo importante della storia del San Babila si scriverà il 3 febbraio 2011, quando verrà realizzata la prima udienza riguardante lo sfratto, e allora si capirà se i tempi sono abbastanza maturi per far tornare Milano a riecheggiare con i fasti di un tempo.
Attualità - L’esempio: il Teatro San Babila, una roccaforte milanese a rischio di espugnazione. Il centro di Milano, il fulcro del capoluogo, sta cambiando faccia.
E così, se una volta era sinonimo di cultura, con i suoi preziosi teatri, i cinema multisala all’avanguardia e le numerose librerie, oggi è radicalmente mutato, seguendo logiche più consumistiche, perdendo per strada il bagaglio erudito proprio della cittadinanza.
Forse sono cambiate le persone che la abitano, forse ci si sta focalizzando troppo sui turisti che a una rappresentazione teatrale preferiscono poter spendere i loro soldi per comprare un vestito in una boutique, o forse, più semplicemente, si sono persi importanti valori.
Una perla che si rischia di perdere è il Teatro San Babila di Milano: un tempo considerato anima viva dei salotti buoni meneghini, il Teatro fu voluto niente meno che da Papa Paolo VI (allora Arcivescovo di Milano, succeduto a Schuster). Costruito nel 1964 dall'architetto Gottardi, richiede oggi alcune opere di ammodernamento (sono stati investiti € 400.000 per la ristrutturazione della struttura e dell’arredo), ma per quanto riguarda la programmazione è assolutamente splendente.
A minare il futuro della Direzione però sono i proprietari dei locali: non una multinazionale o un classico imprenditore che ha intravisto lo spazio per un nuovo centro commerciale, ma la curia, con lo sfratto pendente realizzato nel 2009 dall’arciprete della parrocchia, il Monsignor Gandini.
Il motivo principale sembra sia riconducibile ai gusti personali del Monsignore (ed anche a alcuni fedeli), al quale non sono stati graditi alcuni spettacoli, considerati troppo distanti dai grandi classici, e non all’altezza dello spazio occupato.
In realtà, quello che il Direttore Gennaro D’Avanzo sta facendo dal 2002 (anno del suo arrivo), è di lanciare una ciambella di salvataggio non solo al San Babila, ma al teatro milanese in generale.
Capendo che la kermesse teatrale in senso stretto al giorno d’oggi non regge più da sola, D’Avanzo ha rinnovato la programmazione, inserendo anche qualche azzardo ben riuscito.
A JAZZ STORY: Il 28 e 29 aprile scorso, per esempio, il Teatro San Babila ha realizzato “A jazz story”, un grande concerto eseguito dalla “Swing Time Big Band”. 21 elementi tra trombe, tromboni, saxofoni e ancora percussioni, batteria, pianoforte, basso, chitarra: una perfetta rievocazione delle grandi band americane degli anni ’40, un tributo a grandi compositori del passato come Duke Ellington, Glenn Miller.
Un tuffo nel passato di due ore, magistralmente diretti dal maestro Alberto Caiani. Una sfida diretta ai club di moda, alle serate mondane, un fazzoletto sventolato nell’aria in direzione dei ragazzi della Milano da bere, per richiamare l’attenzione su un luogo che non deve essere sinonimo di pesantezza, ma di allegria e convivialità.
Il prossimo appuntamento al Teatro San Babila è con “Il Barbiere di Siviglia” (dal 25 al 30 maggio e il 5 - 6 giugno 2010), la celebre opera di Rossini, nella speranza che Figaro, il "factotum della città", piaccia maggiormente al Monsignore rispetto alla dolcissima “Moonlight Serenade” di Miller.
Per il momento dalla parte della Direzione D’Avanzo ci sono gli oltre 3.000 abbonamenti per stagione, ma un capitolo importante della storia del San Babila si scriverà il 3 febbraio 2011, quando verrà realizzata la prima udienza riguardante lo sfratto, e allora si capirà se i tempi sono abbastanza maturi per far tornare Milano a riecheggiare con i fasti di un tempo.
articolo a cura di Diego Rancati
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