Messaggio – E’ un momento importante. Agosto è il posto dell’anima in cui si annida la pigrizia degli umani, che hanno paura di essere umani (cit. Marta Sui Tubi).
Agosto è l’angolo dietro al quale ci si nasconde per lasciarsi l’inverno alle spalle con tutte le sue inutili preoccupazioni. Si alzano le mani al sole per proteggere gli occhi, si respira sulla fronte con morbidi sbuffi sensazionali e si comincia a pensare al futuro. I giorni di agosto sono l’ago della bilancia dalla quale dipende il giudizio su noi stessi. I giorni pieni e felici vanno alla pari con quelli tristi e cupi verso l’una del 15 di agosto di ogni anno. Le insalate di nostalgia si riempiono di condimento all’ora del tramonto in tutti i giorni di agosto che portano i primi venti freschi dell’autunno. «Quanto manca alla veglia ? », si domandano i turisti al seguito del feretro di un’estate che non inizia e non finisce se non nell’anima. «Ho sentito dire che quest’anno è stata posticipita di mezza giornata… ha preferito una partenza intelligente ». Infatti, l’estate ha imparato a navigare tra le sponde dei cuori tristi. Agosto sono tutto tuo, Vincenzo no, non ti rinchiude più.
« Senti sui denti le briciole di sale dei suoi baci e accarezzi i suoi capelli spessi di rumore e fantasia. La vorresti stringere e morderle la pelle che sa di sole. Potresti ma non vuoi. Buone vacanze amore mio» (da Le cascate sotto il sole, di Erminio Galli)
« Salii sul treno con un lieve respiro e le parole si annidavano in un discorso pieno di erre incomplete, con le piume. Indossava un vestitino estivo a fiori e non sarebbero bastati due giorni interi per contarli tutti. Addentava al mio fianco una brioches profumata di frangipane. Scese a Firenze e non bastò un’ora per dirle che l’amavo sinceramente. E non le avevo neanche rivolto la parola. » (da Le passanti ad alta velocità, di Augusto Piccolomini)
« L’ho baciata. Forte. L’ho baciata come si tira un sasso, come un pugno, come un palmo incontra la guancia. E che sia chiaro: se l’era meritato. » (da Svestiti di fiori, collettivo Kruder)
« - Adesso me ne vado mi hai proprio stufato. - Ciao ! – rispose lei » (da Donnicidio, di Herbert Colemann)





